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Chiamate B2B e RGPD.

Normen Daunderer
Dec 19, 2019 1:24:27 PM

Customer Experience è la parola chiave che esprime e descrive in modo sintetico e conciso l'obbligo delle aziende di offrire ai consumatori la migliore esperienza possibile nel momento in cui vengono contattati. Tuttavia quanto descritto nell'introduzione al RGPD ha definito chiare linee guide in merito alla misura in cui l'azienda possa raccogliere e archiviare i dati.

Ma come funziona il tutto nell'ambito B2B?

Soprattutto nel settore B2B si ascoltano dichiarazioni quali:

  • "interesse legittimo"
  • "una persona giuridica non è una persona fisica" 
  • "se i loro dati vengono pubblicati su un sito web, allora posso utilizzarli"

Il RGPD non sembra aver definito chiaramente tale settore e specialmente il tema delle "chiamate" fornendo vario margine e potenziale.

Se si include inoltre il diritto alla concorrenza non si fa altro che alimentare la confusione. In particolare la questione riguardante la necessità o meno di una previa autorizzazione per effettuare una chiamata B2B fa tremare seriamente alcuni modelli economici.

A tal riguardo vorremmo chiarire e precisare alcune cose.

Il diritto della concorrenza in Germania è disciplinato principalmente dalla legge sulla concorrenza sleale (UWG). Definisce ad esempio l'illiceità di qualsiasi pratica d'affari che arrechi disagi irragionevoli all'operatore di mercato.

Vengono altresì forniti degli esempi di disagi intollerabili:

  • "nel caso in cui venisse contattato telefonicamente a scopo pubblicitario un consumatore senza il suo previo consenso o qualora venisse chiamato un altro operatore di mercato senza il suo presunto consenso."

Ciò significa che in questo esempio i partecipanti che sono stati chiamati nell'ambito B2B rappresentano "gli altri operatori di mercato" dai quali è necessario ricevere almeno un "presunto" consenso.

Ma cosa significa esattamente?

Un "presunto" consenso presume un interesse reale
dell'operatore di mercato alla pubblicità telefonica date le concrete circostanze di fatto.
Pertanto la situazione giuridica rimane invariata anche conformemente al RGDP.

Di norma la chiamata ad un numero di telefono comprende tuttavia anche l'elaborazione dei dati personali. Occorre quindi verificare se le disposizioni sulla protezione dei dati richiedono il consenso esplicito per poter autorizzare la chiamata.

Inoltre per quanto controversa possa risultare l'applicazione del RGDP (trasposizione di una direttiva nel diritto nazionale dell'UE) unitamente al capitolo §7 della Legge federale contro la concorrenza sleale (UWG), è necessario chiarire cosa significhi per la chiamata B2B in caso di validità della stessa.

Il RGPD richiede ora il previo consenso per una B2B Call o no?

Il RGDP presuppone per ogni trattamento dei dati personali una base giuridica (Art. 6, par. 1, RGDP)

Tale base giuridica non deve essere necessariamente un consenso.
Tale aspetto è positivo in quanto il consenso (in base all'Art. 5, Par.2 RGDP) è collegato all'obbligo documentale, il cosiddetto "Double Opt In" che comporta considerevoli oneri.

Come si può quindi essere responsabili di una B2B Cold Call senza alcun consenso sulla base di altre disposizioni giuridiche?

RGDP Art. 6 Par. 1
Il trattamento è lecito solo se e nella misura in cui ricorre almeno una delle seguenti condizioni:

f) il trattamento è necessario per il perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento o di terzi, a condizione che non prevalgano gli interessi o i diritti e le libertà fondamentali dell'interessato che richiedono la protezione dei dati personali, in particolare se l'interessato è un minore.

Il trattamento dei dati personali, vale a dire una B2B Cold Call, è pertanto lecito se il trattamento è necessario per il perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento o di terzi e se non prevalgono i diritti e le libertà fondamentali delle persone chiamate.

Occorre altresì valutare la sussistenza di un interesse legittimo e non far prevalere i diritti fondamentali di coloro che ricevono la chiamata.

Argomentazione del RGDP

Inoltre alla voce "Considerando collegati" del RGDP per il trattamento dei dati personali viene riportato quanto segue:
"47) motivi di interesse legittimo."

Interpretazione:
ai sensi dell'Art.6, par.1, lett. F) e del Considerando 47 "motivi di interesse legittimo" può essere ritenuto legittimo interesse trattare dati personali per finalità di marketing diretto.

Sebbene questo non rappresenti un pretesto per qualsiasi tipo di marketing diretto, mostra che il RGDP consente un sufficiente margine di azione per il marketing diretto e che un bilanciamento del legittimo interesse possa occorrere anche a favore di un chiamante.

Una chiamata B2B è quindi ora conforme al RGDP?

A questa domanda non possiamo e non dobbiamo rispondere in questa sede, ma esiste un'argomentazione sulla legalità di una simile chiamata.

Tuttavia vi sono ulteriori punti da rispettare quali gli obblighi di trasparenza previsti dagli Art. 13 e 14 del RGDP.

Ad oggi, nel marketing telefonico B2B le chiamate vengono effettuate anche senza consenso esplicito da parte delle persone chiamate. In tal caso sono essenziali due cose:

  1. Un presunto consenso in conformità all'Art. §7 UWG (ovvero nessun consenso esplicito)
  2. Un interesse legittimo del chiamante ai sensi dell'Art.6, Par..1 lett. f) del RGDP.

Prima di ogni chiamata B2B Cold Call è necessario chiarire se i punti sopracitati sono soddisfatti.


Vorremmo altresì sottolineare che il presente articolo è utilizzato a mero scopo informativo e non fornisce alcuna consulenza giuridica in senso stretto. Il contenuto non può e non deve sostituire un'assistenza giuridica individuale e di carattere vincolante specifica del caso in questione. Pertanto tutte le informazioni fornite sono da intendersi senza alcuna garanzia di completezza e accuratezza.

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